Fu(n)ga è un esperimento che coinvolge suono e spazio, inteso come ambiente spaziale, che esplora la relazione tra la crescita dei funghi in ambienti appositamente progettati e controllati, e il suono. Tale esperimento rivela come la creazione di uno spazio, che funge da veicolo per una crescita metabolica, sia soggetto alla stimolazione e alla mediazione degli ambienti atmosferici, come umidità, aria e suono. Le sessioni bio-soniche sono in tutto e per tutto delle esperienze di listening performance che invitano il pubblico a sintonizzarsi in questo spazio polifonico e multitemporale creato da Fu(n)ga.
Potrebbe fare “qua qua” come un’oca, ma un’oca non è; è un ghiacciaio! Il sorprendente “a kind of person” è solo uno degli esempi di quanto strano, e allo stesso tempo seducente, può essere il suono che emette un ghiacciaio. Dal momento in cui gli idrofoni digradando in acqua, si possono cominciare a sentire balbetti di bambin*, suoni di sintetizzatori astratti e tutta una serie di meraviglie sonore. “Il ghiacciaio che piange” è il tributo di Ludwig Berger ai suoni naturali della terra – in questo caso, del Vadret da Morteratsch (Il Ghiacciaio di Morteratsch) – che stanno piano piano svanendo.
Il novo lavoro è accompagnato da un docu-film diretto da Lutz Stautner.
Nele Möller: memoria personale, consapevolezza ecologica e pratiche sonore per ascoltare e raccontare le trasformazioni della Selva di Turingia in Germania. Il suo progetto “The Forest Echoes Back” esplora gli effetti del cambiamento climatico e dell’industrializzazione di tutta l’area. Il suo approccio è quello di mettersi in ascolto di alberi, insetti, cacciatori, forestali, attivisti e comunità, attraverso la creazione di spazi condivisi come workshop, soundwalk e installazioni.
Nel nuovo episodio incontriamo Ludwig Berger, artista, musicista ed educatore, che da oltre dieci anni registra i suoni dello scioglimento dei ghiacciai. Con il suo progetto Melting Landscape, Berger ci invita ad ascoltare i brusii nascosti della Natura, vibrazioni, sussurri e ritmi che raccontano la fragilità del pianeta.
Artista e compositrice australiana, Mangan sviluppa la sua pratica attraverso un’attenta esplorazione sul campo, dove ricerca, suono e performance si intrecciano. Da questi processi emergono strumenti personalizzati, modellati dalle interazioni con gli ecosistemi e i luoghi attraversati. L’ascolto delle “sinfonie” delle rane in diversi habitat rivela variazioni acustiche impercettibili, mettendo in luce forme complesse di comunicazione non umana e invitando a rivedere prospettive antropocentriche e relazioni con l’ambiente. La sua pratica, guidata da etica e collaborazione, sottolinea responsabilità e cura nel dialogo con la natura. Accanto alle esperienze immersive, il suo lavoro si espande in educazione, attivismo artistico e ricerca, ispirando comunità e giovani artisti a un impegno consapevole tra suono, arte ed ecologia.